Andare in moto fa bene al cervello

Secondo uno studio fatto dall’Università di Tokyo, andare in moto migliora le facoltà cognitive, rendendo il cervello più attivo e sensibile ai nuovi stimoli.

Guidare una moto è un piacere che rilassa spirito e mente, utile quando si ha voglia di staccare la spina dal mondo intero, lasciando problemi e pensieri a casa e vivere quegli attimi di gioia girovagando senza meta oppure in tour organizzati. Un sensazione di libertà che secondo gli studiosi dell’Università di Tokyo, sviluppa un ottimo risultato mentale, facendo così lavorare il cervello e portandolo ad un benessere gratificante.

CERVELLO SEMPRE ATTIVO

Lo studio è stato effettuato su dei motociclisti di età compresa fra i 40 ed i 50 anni, portando a constatare, in tutti i casi, che le capacità cognitive miglioravano una volta scesi dalla moto. In poche parole, la concentrazione in più richiesta dalla guida in moto, aumenta la funzionalità del nostro organo pensante, facendo lavorare il doppio tutti i sensi e prestando così sì, più attenzione alla guida, ma senza l’aumento dello stress in generale. Il dottor Ryuta Kawashima che ha comparato i dati di questi ultimi bikers con ex motociclisti fermi da ben 10 anni di attività sulle due ruote, ha ottenuto il risultato appena descritto… il cervello offre un livello maggiore sulla concentrazione ed agli stimoli esterni di chi viaggia in moto quotidianamente mentre, per chi è stato fermo da tanto tempo, il cervello ovviamente funziona lo stesso ma con risultati meno reattivi.

ANDARE IN MOTO FA DAVVERO BENE

Quindi, a conclusione dei fatti, chi guida quotidianamente ha una maggiore facoltà di ricezione cognitiva, legata soprattutto alla memoria ed alla percezione dello spazio oltre che ad un abbassamento di stress mentale, dovuto al caos cittadino. Andare a lavoro in moto fa vivere decisamente meglio… come rivela un questionario che ogni anno in Gran Bretagna viene svolo dall’Annual Population Survey -APS- per valutare le abitudini e la qualità di vita dell’intera popolazione. I motociclisti, che adoperano la moto in ogni occasione, in particolare modo usandola ogni giorno per andare a lavoro, sono i più soddisfatti e rilassati… provare per credere.

di Benedetto Tessitore

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Una dimora stabile per l’Harley-Davidson Night Train travolta dallo Tsunami giapponese

11 marzo del 2011, un devastante terremoto marino di magnitudo 8,9, creò un terrificante Tsunami che si abbatté sulle coste a NORD-EST di Tokio. Una forza della natura che causò morti, feriti e dispersi, oltre che a ridurre in stato di allerta la centrale nucleare di Fukushima, con conseguenze catastrofiche, già a noi note.

Nell’aprile del 2012, sul lungomare di Graham Island, nella British Columbia canadese, il signor Peter Mark intravide un container semidistrutto approdato sulla spiaggia e ricoperto da detriti di ogni genere, portati dalla forza dell’Oceano Pacifico. Il container arrivava della Prefettura di Miyagi, una delle zone colpita dallo Tsunami in Giappone. All’interno di esso c’era il modello di una motocicletta ormai quasi distrutta, riconducibile, grazie alla targa ancora intatta, al signor Ikuo Yokoyama. Era una bellissima Harley-Davidson Night Train del 2004, un’evidente segno della testimonianza che colpì il popolo giapponese. Il signor Ikuo, ancora vivo dopo un anno dalla catastrofe, fu avvisato dell’incredibile ritrovamento.

La storia ha ancor di più dell’incredibile quando Bill Davidson – figlio del mitico Willy G. e Vice Presidente del Museo Harley-Davidson di Milwaukee – si offrì di rimetterla a nuovo e riconsegnare la Night Train a Yokoyama, che a sua volta ringraziò Davidson e chiese esplicitamente di esporla al Muse; in ricordo di tutte le vittime scomparse. Ora la Night Train si trova all’interno di una teca in vetro nel Museo H-D, nello stato originale in cui era stata ritrovata, dopo un anno di navigazione, affrontando coraggiosamente il mare in tempesta; “Siamo veramente fieri di poter esporre la moto del signor Yokoyama” ha dichiarato Bill Davidson “Questa moto ha una storia incredibile da raccontare, e noi siamo orgogliosi di poterla condividere”.

Un’esperienza da non dimenticare al Faaker See 2019

L’attesissimo European Bike Week 2019, è terminato. Protagonista della kermesse, come da 22 anni a questa parte, il leggendario Faaker See, sito nella suggestiva cornice della Carinzia, in Austria. Migliaia gli harleysti e non solo, hanno preso parte a questo magico motoraduno, uno dei più grandi d’Europa e con una tradizione che prosegue dal lontano 1998, nato come spesso accade da un gruppo di amici con l’unico scopo di passare un po’ di tempo insieme, fra armonia e tanto divertimento, tra le loro moto cromate e accompagnati da fiumi di birra.

L’evento è iniziato martedì 3 settembre con delle belle giornate di sole fino a sabato 7, dove il maltempo ha dato sfogo alla sua curiosità e fatto compagnia a noi bikers fino al temine della manifestazione, domenica 8. Sinceramente era tanta l’adrenalina dentro ognuno di noi che nessuno ha dato importanza a tale fastidio. Dopo un bel giro lungo le sponde del lago Faak, ed una passeggiata lungo le sinuose strade austriache, mi fermo per dare libertà alla mia prima volta all’European Bike Week. Bello, grande ma non troppo dispersivo… sicuramente ci ritornerò.

Mi trattengo poche ore per guardare tutti gli stand ben allestiti e sotto una pioggia che si alternava tra pioggerella e acquazzone, mi preparo per proseguire la mia tabella di marcia e scoprire nuovi posti nei dintorni. Purtroppo, ahimè, non è stato così e sono tornato diretto a casa prendendo l’autostrada per il ritorno, che odio in particolar modo perché noiosa e monotona. Dal confine fino a Noventa di Piave (TV), sull’autostrada E70, dalle ore 15:30 alle ore 18:00, per circa 200 km, più o meno, mi sono trovato ad affrontare una pioggia continua con tratti di bombe d’acqua violente, mai affrontate prima d’ora in moto. Sentivo la forza delle gocce d’acqua che ti colpivano con una violenza inaudita, tanto da farti credere ad una possibile grandine ma che invece non era. Ovviamente non c’erano ripari in quel momento e quindi via dritto seguendo i pochi segnali luminosi delle auto che affrontavano lo stesso muro d’acqua con più sicurezza. Non nascondo di essermi sentito un po’ solo al mondo ed aver avuto un attimo di sbandamento psicologico ma alla fine cosa altro potevo fare? Niente, seguire la mia strada ed uscire fuori da quell’inferno di acqua il prima possibile.

Adrenalina al 100% ma alla fine con la mia Harley-Davidson siamo arrivati alla base sani e salvi e pronti per una nuova avventura!

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Passi Condivisi… da Treviso alla via degli Dei

La Via degli Dei è il sogno di tanti escursionisti, proprio come il sogno della blogger Jessica di “Passi Condivisi… Diario scritto a 6 zampe”, Veneta di origine, che insieme alla sua lupa italiana Sila, dopo anni di preparazione e svariate escursione alle spalle, hanno messo alla prova la loro esperienza e deciso quindi di intraprendere questo viaggio in solitaria, di 5 giorni, lungo un cammino in una terra a loro sconosciuta. Dopo ben 70 chilometri percorsi in pochi giorni, ed un dislivello alquanto incerto, la strada da seguire è ancora tanta ma degna dei meravigliosi paesaggi circostanti. Tempesta di fulmini… nebbia… no, non sono le scene tratte da un film ma Jessica, come una vera ragazza di fuoco… è sempre pronta ad affrontare ogni ostilità che trova sui suoi passi, degna della sua esperienza, dal carattere irrequieto e a volte distratto, come piace definirsi. La via degli Dei è un percorso naturalistico che attraversa la catena montuosa dell’Appennino tosco-emiliano e che collega la città di Bologna a quella di Firenze.

Il nome deriva da alcuni monti che prendono il nome degli antichi Dei Romani; come ad esempio Monte Adone o Monte Venere. IL tracciato è percorribile sia a piedi che in mountain bike e riprende ancora i percorsi utilizzati nel Medioevo per le comunicazioni fra le due città, e prima ancora, utilizzata dai Romani che attraversavano l’antica strada romana Flaminia Militare.

Il percorso affrontato in questi giorni da Jessica e Sila, passando sopra le antiche pavimentazioni di 2000 anni di storia, segue uno specifico corso che aumenta sempre più sopra il livello del mare, fino al raggiungere i 1190 m, s.l.m., del Monte Poggiaccio, affrontando il tratto del medio Appennino bolognese. Da lì si torna a scendere per il valico appenninico del Passo dell’Osteria Bruciata, conosciuto fin dal tempi degli antichi Etruschi, ed arrivare poi alla meta finale. Non possiamo che augurare un “in bocca al lupo” alla nostra Jessica.

Leggi l’articolo completo su #firenzetoday http://www.firenzetoday.it/social/segnalazioni/passi-condivisi-treviso-via-degli-dei.html

Girando per il Veneto su due ruote

Domenica 1° settembre 2019 ore 9.30 della mattina: Partiamo da Treviso in moto, con tutta calma, per dirigerci al 30° Motoraduno Nazionale “TRA PIAVE E MONTELLO”, organizzato dal Moto Club ARDITI DEL PIAVE di Crocetta del Montello. Arriviamo giusto in tempo per fare un saluto veloce e ripartire subito, come da programma, per il giro turistico con tutto il gruppo dei bikers. Appuntamento del raduno a Ciano del Montello e da lì attraversiamo le tipiche vie di collina, passando per il Comune di Nervesa della Battaglia dove la storia ci racconta che durante la prima guerra mondiale, fu teatro di violenti scontri tra gli opposti schieramenti che causarono morte e distruzione. Grazie alla popolazione sopravvissuta, che seppero reagire agli orrori della guerra, ricostruirono con dignità e coraggio il proprio paese. Nervesa della Battaglia fu anche un importante centro strategico tra il Piave ed il Montello ed al Comune fu perfino conferita la Medaglia d’oro al Merito Civile per l’ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio. Proseguiamo il nostro giro verso la meta finale attraversando Via dei Frati per poi raggiungere Venegazzù (Venegasù in veneto), una frazione del comune italiano di Volpago del Montello, in provincia di Treviso, dove ci attendeva un graditissimo rinfresco alle cantine Sartor, gustando con piacere il vino locale, accompagnato da formaggi e salami tipici del posto.

Alle ore 12,30 decidiamo di staccarci dal gruppo e proseguire in “solitaria” verso nuove destinazioni. Accendiamo i motori e partiamo in direzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ma come prima tappa ci fermiamo alla Birreria Pedavena per un pranzo veloce. Una fabbrica di birra italiana fondata nel 1897, con sede nell’omonimo paese in provincia di Belluno, dove nell’arco degli anni subisce varie metamorfosi; nel 1917, dopo la battaglia di Caporetto, lo stabilimento divenne territorio austro-ungarico e vede gran parte delle sue strutture requisite a scopo militare. Alla fine delle ostilità i fratelli Luciani, fondatori del birrificio, ne ripresero possesso; gli anni passarono e le guerre anche, ma il birrificio continuò la sua attività fino a metà degli anni 70 quando la famiglia Luciani decise di vendere il tutto alle multinazionali Heineken, che dopo molti anni ne annunciarono la chiusura per bancarotta. Un gruppo di imprenditori veneti e friulani, tra cui anche i produttori della Birra Castello, entra in scena decidendo di acquistarla, riprendendo la produzione della birra a marchio Pedavena. Prosegue il nostro viaggio verso Agordo (BL), con le montagne ancora devastate dal violento temporale accaduto l’anno passato.

Saliamo sempre più su attraversando Alleghe ed il suo meraviglioso lago omonimo, famoso anche come “i misteri di Alleghe”, dal titolo del libro scritto da Sergio Saviane nel 1964 e dove racconta una catena di cinque omicidi, dal 1933 al 1946, che grazie all’inchiesta giornalistica condotta dal giornalista di Castelfranco Veneto, furono determinanti per l’inizio di una nuove indagine, condotta all’epoca dal maresciallo dei Carabinieri Domenico Uda e dal vice brigadiere Ezio Cesca, terminata poi con l’arresto dei responsabili della catena di omicidi. Alleghe è famosa anche per il consueto ritiro precampionato della prima squadra maschile orogranata della Reyer Umana di Venezia. Terminiamo il nostro giro fantastico proprio al confine tra il Veneto ed il Trentino Alto Adige nel paesino di Canazei, ammirando il paradiso intorno a noi della Marmolada, detta anche la regina delle Dolomiti.

Decidiamo di tornare alla base dopo una bellissima giornata in sella delle nostre amate motociclette e dopo aver percorso ben 392 km ammirando posti e paesaggi tipici del Veneto, consigliati per tutti gli amanti dei viaggi su due ruote e non.“

Leggi l’articolo completo su #trevisotoday : http://www.trevisotoday.it/social/segnalazioni/girando-per-il-veneto-su-due-ruote-6890242.html

We hit the road again – siamo di nuovo in strada

È partita la 5° edizione della Route21 in memoria di Gianluca Codegone, per gli amici il Code, scomparso tragicamente a luglio dell’anno scorso in un incidente in moto, un grande viaggiatore delle due ruote che amava fotografare il mondo circostante.

Il 1° settembre sono partiti da Tromello (PV), un gruppo di otto ragazzi, davvero speciali, che si alterneranno a mo’ di staffetta in sella ad una Harley-Davidson 107 Electra Glide Ultra Limited. Obiettivo del tour? Percorrere ben 13 mila chilometri in giro per l’Italia, ospiti dei vari Chapter HOG, con meta finale a Roma prevista per il 2 di ottobre. Gli 8 ragazzi affetti da sindrome di Down, saranno accompagnati per l’intero viaggio dal Presidente dell’associazione Diversa-Mente, Pietro Papasodero, operante nel mondo sociale della disabilità, creando per l’appunto viaggi e manifestazioni a scopo benefico e non di lucro.

Lo scopo del viaggio è proprio quello di far vivere a questi giovani ragazzi un’esperienza unica nel mondo dei bikers, un mondo che ancora oggi vive di leggende metropolitane e di luoghi comuni, avvolti da mistero e realtà. Gli harleysti dimostreranno ancora una volta il vero Cuore che si nasconde dietro un gilet di pelle, ricoperto dai colori delle loro patch. Buona strada ragazzi!

Leggi l’articolo completo su #TrevisoToday http://www.trevisotoday.it/social/segnalazioni/we-hit-the-road-again-siamo-di-nuovo-in-strada-6887802.html

Jessi Combs – la donna più veloce del mondo

Lutto nel mondo degli sport estremi. La statunitense Jessi Combs, definita la donna più veloce del mondo, ci ha lasciati il 27 agosto alla sola età di 36 anni in un fatele incidente mentre cerva di battere il suo stesso record di velocità (conquistato nel 2013 dopo aver raggiunto i 632 km/h), a bordo di un una jet car nel deserto di Alvord, sud est dell’Oregon.

Grande appassionata del mondo Harley Davidson e personaggio televisivo apparso dal 2005 al 2009 nello show Spike TV Xtreme 4×4, dove faceva parte del Powerblock. Jessi fu scelta anche come co-conduttore del programma Xtreme 4×4, dove realizzò per quattro anni ben oltre 90 episodi.