Giulio Perrone Editore un concorso di narrativa e poesia – L’IRA i vizi capitali

ira

Il mio racconto pubblicato nel libro di Giulio Perrone Editore un concorso di narrativa e poesia – L’IRA i vizi capitali.

IRA

L’IRA, una parte della mia personalità che cerco invano di placare evitando spiacevoli incontri. Abito in un condominio le cui persone possono solo definirsi veri animali. Iniziando la mattina per andare a lavoro: faccio la corsa per uscire in orario, chiudo la porta di casa, pigio il pulsante per chiamare l’ascensore e sento un cigolio provenire dalla porta accanto. La porta si apre. Una puzza orrenda fuoriesce da quella casa malandata, un alone verdastro avvolge lui, si proprio lui, il mio caro vicino di casa. Il suo saluto si risolve in un minimo cenno di capo verso il basso che risale respirando per poi alitare catrame dai suoi polmoni. Ora basta, non posso andare avanti così, “lavati prima di uscire, lavati la sera prima di andare a letto da quella povera donna di tua moglie, lavati ogni dieci secondi, puzzi te ne rendi conto, mi fai schifo lurido maiale che non sei altro. Puzzi, pensi che sia una discarica questa?!” Queste sono le cose che avrei voluto dirgli. L’ascensore arriva. Un nuovo bel giorno sta per iniziare. Percorro la strada verso l’ufficio, la stessa strada che da venti lunghi anni percorro ogni mattina. Da un anno a questa parte spesso incontro lei. Il mio capo. Donna. Più giovane di me come età ma vecchia nell’animo e nel corpo. Io le ho sempre detto di smettere di fumare, ma lei niente. Il tempo di spegnere una sigaretta che già è pronta per accenderne un’altra nella mia macchina. Che odio, questo non è rispetto. La butteri giù dalla macchina in corsa e per sicurezza farei retromarcia, schiacciandola, per essere sicuro della mia opera di convincimento nello smettere di fumare. Ma cos’ì non è.

Vogliamo parlare del mio collega d’ufficio?

Il solito nullafacente che si presenta di buon’ora leggendo la gazzetta dello sport comodamente seduto, l’unico momento in cui si degna di alzarsi è quello della pausa caffè. Praticamente dieci minuti dopo il suo arrivo. Mi chiede gentilmente se gradisco un caffè ed io persuaso dalla sua generosità accetto volentieri. Alla fine sono sempre io a pagare. Non posso andare al bar, devo rimanere incollato al computer per terminare il lavoro della giornata. Torna il mio stimato collega, con quel sorriso stampato in faccia la quale avrei una gran voglia di spaccargli e provocargli una perenne paralisi facciale in modo da obbligarlo a mangiare con una cannuccia il brodino della mamma. Ma mi limito a scrivere e riscrivere per non pensare a nulla. Almeno porta il caffè.

Corretto con il latte che mi dà acidità di stomaco e quindi non posso berlo. Che rabbia, che ira dentro me per questi inutili individui che ostacolano la mia vita. Se non hanno rispetto di se stessi come potrebbero averne per gli altri?! Ho concluso il mio lavoro e sono pronto a consegnarlo al capo. Vengo urtato di proposito dal collega che impossessandosi del mio lavoro corre dal capo per farsi bello alle mie spalle. NO!!! Ora basta. Lo blocco, cerco di tirargli via dalle mani quei fogli di carta contenenti il mio sudore ma lui li lascia andare e cado per terra con i fogli che volano via. Esce il capo infuriato per il baccano e mi urla contro dicendomi che la devo smettere immediatamente o prenderà seri provvedimenti. AHHHH, un urlo violento esce dalle mie viscere, scaravento per l’aria tutto quello che incontro. Mando al diavolo chiunque mi guarda e scappo via dalla realtà. Un’altra bella giornata si è conclusa.

di Benedetto Tessitore

 

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Autore: bfphotostorie

Sono un sognatore fatalista, un anarchico disciplinato che segue le sue regole di vita nel rispetto più assoluto… amo viaggiare con la mia Harley-Davidson ed immortalare gli attimi fuggenti della mia vita attraverso una fotografia. Vedere il mondo in sella alla propria moto e sentire la libertà superare il nostro destino… Siamo angeli con un'ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare. BFPHOTOSTORIE On The Road!!!

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